Riciclato, ecco la carica delle 112 aziende

Nasce Astri, l’associazione made in Prato che punta a fare azione lobby per dare visibilità al distretto del cardato di Maria Lardara

PRATO. In principio fu il tessuto rigenerato pratese. Correva il 1840. L’orologio della Storia è andato avanti anche a Prato, scandito dal lavoro di chi ancora oggi trasforma gli stracci in materia prima, producendo tessuto e filato cardato. In fondo Malaparte non scrisse a caso che «Tutta a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d’Italia». Riciclato è bello, è sostenibile e piace tanto ai brand come H&M e Zara che con questi temi ormai ci vanno a nozze.

E allora perché non difendere con le unghie e con i denti questo virtuoso esempio di economia circolare che è rimasto prigioniero dei confini del distretto? Ci pensa ora l’Associazione Tessile Riciclato Italiana (Astri), un nuovo soggetto che si affaccia sulla platea cittadina con l’adesione di ben 112 aziende. Produttori e commercianti di materie prime, produttori di filati, lanifici, rifinizioni, anche piccole ditte conto terzi: c’è tutto il mondo della filiera tessile nel Dna di Astri che si propone di dare visibilità a quel distretto che ricicla tessuto da oltre un secolo e mezzo dialogando con i brand interessati al cardato rigenerato “made in Prato”, il più sostenibile in assoluto.

«Eppure la legislazione attuale, a partire dal decreto ministeriale 264 del 13 ottobre 2016 ci penalizza classificando come rifiuto il nostro prodotto rigenerato», lamenta Fabrizio Tesi della Com.Istra che da oltre sessant’anni anni trasforma gli stracci in materia prima grazie al riciclo dei tessuti di lana e dai ritagli di maglieria. Ma lo sanno soprattutto all’estero, tanto che la Com.Istra è spesso meta degli studenti del Politecnico di Milano e di tante scuole straniere (fra cui prossimamente una svizzera) in visita all’impianto di Montemurlo. «Riciclato fa rima con ricchezza e risorsa, non con rifiuto», insiste Tesi che è anche il presidente della nuova associazione. L’intuizione però non è venuta a lui, bensì all’amico Sauro Guerri di Progetto Lana, produttore di materie prime riciclate e numero due di Astri.

«Il nostro è un movimento spontaneo nato dal basso, senza contrapposizione con le associazioni di categoria che anzi puntiamo a coinvolgere», spiega il vice presidente. La voglia di scendere in campo s’è manifestata durante una sera a cena, tra una tartina di salmone e un bicchiere di vino: Guerri e Tesi non sapevano che avrebbero aperto una diga perché il bisogno di dare dignità al prodotto pratese è un tema molto sentito a tutti i livelli della filiera. Sì ma come? L’Astri è pronta a battere i pugni sui tavoli istituzionali che contano, facendo azioni di lobby col legislatore. Ieri mattina intanto il primo colloquio col sindaco Matteo Biffoni.

«Urge un intervento normativo in materia ambientale – auspicano Tesi e Guerri – Non esiste che un commerciante di stracci debba pagare una penale di 24mila euro se viene trovato con determinati quantitativi. L’assurdo è doversi sentire colpevoli per qualcosa che facciamo bene e che fa bene all’ambiente». L’obiettivo è arrivare a una certificazione, non del prodotto ma di tutto il distretto. E i brand? «Vanno rieducati, bisogna ridiscutere anche il rapporto con loro», spiega il tesoriereGabriele Innocenti (filati Omega). La strada è tracciata.

Articolo Il Tirreno
Scritto da Maria Lardara 

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